Salerno
Via bastioni 14
Bartolomeo gatto - spazi atemporali
Salerno, Via bastioni 14 dal 28/05/2026 fino al 26/06/2026 ( Gratis )
Al Complesso San Michele di Salerno la mostra “Spazi Atemporali”: in esposizione l’arte di Bartolomeo Gatto
Giovedì 28 maggio, alle ore 18.30, presso il Complesso San Michele, si terranno la conferenza stampa e il vernissage della mostra “Spazi Atemporali”, dedicata all’opera del Maestro Bartolomeo Gatto.
L’iniziativa è promossa dall’Associazione culturale Opificio Art, in collaborazione con la Fondazione Bartolomeo Gatto e con il sostegno della Fondazione Carisal.
L’esposizione propone un ampio percorso dedicato alla produzione artistica di Bartolomeo Gatto, pittore e scultore tra le figure più significative del panorama contemporaneo nazionale, presentando anche alcune opere inedite realizzate nell’ultima fase della sua attività artistica. Un viaggio attraverso linguaggi, forme e visioni che restituisce al pubblico la profondità della ricerca espressiva dell’artista.
La serata inaugurale si aprirà con i saluti istituzionali del Presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino, del Direttore, Francesco Paolo Innamorato e del Presidente di Associazione culturale Opificio Art, Vincenzo Adinolfi.
Seguiranno gli interventi della critica d’arte Gabriella Taddeo, della Dirigente del Liceo Artistico Sabatini-Menna, Renata Florimonte, e dell’architetto della Fondazione Bartolomeo Gatto, Carla Gatto. A moderare l’incontro sarà il giornalista e vicepresidente di Associazione culturale Opificio Art, Stefano Pignataro.
Accanto al percorso espositivo principale, la mostra si arricchisce di una sezione speciale dedicata alle grandi opere scultoree in pietra realizzate da Bartolomeo Gatto e collocate in spazi pubblici del territorio salernitano.
L’impossibilità di trasferire all’interno del Complesso San Michele alcune delle monumentali installazioni dell’artista, ha dato vita a un progetto curatoriale che crea un dialogo diretto tra la mostra e il territorio, attraverso un percorso fotografico capace di restituire il rapporto tra opera, paesaggio e comunità.
Le immagini, realizzate dal fotografo Valentino Petrosino, presidente dell’Associazione Culturale LAB 147, offrono una rilettura visiva delle sculture di Bartolomeo Gatto, valorizzandone il dialogo tra materia, luce e spazio urbano. Attraverso la fotografia, le opere assumono una nuova dimensione narrativa ed emozionale, ampliandone la forza simbolica.
Il percorso comprende le sculture “Abbraccio”, installata in Piazza del Carmine a Salerno; “Inseguendo la Pace”, collocata nel Giardino degli Aranci di Giffoni Valle Piana; “Verso il Futuro”, presente nella Villa Comunale di Coperchia, frazione di Pellezzano; e “Incontro”, custodita presso la sede della Fondazione Bartolomeo Gatto a Giovi.
La sezione rappresenta un omaggio alla produzione monumentale dell’artista e, al tempo stesso, testimonia il profondo legame tra Bartolomeo Gatto e il territorio della provincia di Salerno, che nel tempo ha accolto e custodito molte delle sue opere pubbliche, trasformandole in autentici riferimenti culturali e identitari.
Particolare rilievo assume inoltre il coinvolgimento degli studenti del Liceo Artistico Sabatini-Menna, protagonisti di un percorso formativo dedicato alla conoscenza dell’artista e della sua eredità culturale.
Nell’ambito delle attività promosse durante l’anno scolastico, la Fondazione Bartolomeo Gatto ha accolto gli studenti negli spazi che furono studio e luogo creativo del Maestro, offrendo loro un’esperienza immersiva di conoscenza e confronto diretto con l’universo artistico e umano della sua produzione.
Gli studenti del corso di Audiovisivo hanno inoltre realizzato una video-intervista dedicata all’esperienza vissuta e al valore dell’arte come patrimonio condiviso, contribuendo con uno sguardo contemporaneo alla narrazione dell’opera di Bartolomeo Gatto. I lavori prodotti entreranno a far parte integrante della mostra, trasformando l’esposizione in uno spazio di dialogo tra memoria, territorio e nuove generazioni.
La mostra sarà visitabile gratuitamente dal 29 maggio al 26 giugno 2026, dal lunedì al sabato, dalle ore 16.30 alle ore 20.00.
𝗜𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼: via San Michele, 10; 👩‍🦽via Bastioni 14/16 – Salerno.
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TESTO CRITICO DI GABRIELLA TADDEO
Una costante ed intensa passione ancestrale segna l’attività artistica di Bartolomeo Gatto: è Madre-Terra, inesauribile forza creatrice che domina e catalizza il suo sguardo, transitando con fluidità dalle sue opere pittoriche dense di forme e colori alle sue slanciate sculture. E’ la divinità primordiale, Gea, fonte di vita e fertilità, che ha preceduto gli dei dell’Olimpo, a farsi la sua materia ricorrente dall’aspetto di roccia frammentata in blocchi compatti e fortemente cromatici. E’ stato chiamato “lo scultore delle pietre amanti” da Everardo Dalla Noce sia per “L’Abbraccio”, arredo urbano che l’artista ha installato anni fa a Salerno, che per la sua predilezione per questi grandi
volumi anche in pittura. Ma la roccia lungo la storia e la mitologia è stata immagine dai più volti.
Ricorre costantemente sia la pietra che la roccia nei testi biblici. Potente archetipo di stabilità, di rifugio salvifico, resistente alle avversità del mondo. Il padre supremo nell’antico testamento è esso stesso “roccia eterna”, salvezza per il suo popolo mentre la Chiesa è stata costruita sulla pietra e la fede ne è divenuta solido fondamento.
Ma questo simbolo di positività aveva invece valenza negativa ai tempi della mitologia ellenica con la storia di Sisifo narrato da Omero e successivamente rivisitato dal filosofo esistenzialista Albert Camus. Sisifo, re di Corinto che fu condannato dagli dei a spingere un masso sulla montagna solo per vederlo ogni volta ricadere, secondo Camus incarna la metafora del non senso della vita e della inutilità degli sforzi umani a cambiare il destino che sovrasta la specie umana.
In Bartolomeo Gatto questa atavica ambivalenza sicuramente permane sotto la superficie ma la brillantezza della sua tavolozza cromatica fa certamente prevalere il senso non nichilista ma rivolto alla solidità, all’equilibrio, alla vitalità.
Il suo tributo a Gea si estende dalla simbologia collettiva ed universale alla sua appartenenza, alla individuale territorialità, in altre parole alla sue terre d’origine e d’adozione che sono entrate nella sua dimensione artistica quali geografie interiori-come suggerisce Carla Gatto, sua privilegiata fruitrice e commentatrice che afferma; “Il Cilento costituisce la matrice originaria: una terra che imprime all’opera una densità materica, una tensione arcaica, una relazione profonda con il tempo lungo della natura. Salerno, città in cui l’artista ritorna, per vivere e lavorare, diventa il luogo della maturazione, del confronto culturale e della costruzione di una pittura capace di dialogare con il presente. Da qui, l’opera si apre al mondo, portando con sé un’identità riconoscibile e mai rinnegata…. il suo viaggiare, il suo amore per la Sardegna, la sua adozione milanese ed internazionale non è mai fuga, ma espansione di un centro saldo, continuamente riconducibile alle origini. Bartolomeo Gatto porta con sé la matrice visiva, cromatica e simbolica della sua terra, la trasforma in un linguaggio universale e la porta a dialogare con la scena internazionale.”
Un continuativo attaccamento alla materia, ai luoghi, alla radice che si fa linguaggio interiorizzato per poi divenire visione spaziale nelle sue opere.
E’ a partire dal duemila che l’artista restringe la gamma cromatica prediligendo il “rosso”. che è universalmente associato all’èlan vital, alla passione ma anche al fuoco del dio Vulcano che viene fuori dalle viscere della terra. Anche qui riemerge l’ambivalenza: l’altra faccia del rosso è la violenza, la guerra che ritorna ciclicamente spargendo il rosso sangue. Un colore che attraversa la storia, che rappresenta l’arte stessa come fuoco creativo ma al tempo stesso i drammi passati ed attuali.
Le sue sculture quasi tutte presenti sul territorio salernitano sono state eseguite in pietra, radice di ulivo e bronzo, ed anche esse rinviano ad un ad un universo remoto arc aico e allo stesso tempo simbolico: la pietra è il permanere della memoria, la radice di ulivo oltre ad essere forma organica contraddistingue la terra mediterranea, il bronzo è trasformazione della natura in un perdurare artistico.
Durante gli anni del Covid l’artista matura un diverso modo di dipingere le sue rocce che divengono pietre in volo come ci dice lui stesso in un testo scritto in quegli anni:
“In questi giorni di forzata reclusione, causata da una malattia invisibile, non mi sono lasciato travolgere da tristi pensieri. Ho intrapreso con determinazione un itinerario fantastico. Mi sono cimentato come un bambino in una avventura: ho osato un nuovo gioco con i colori, visitando spazi siderali, esplorando con una nuova attenzione le pietre, mie amiche e compagne di tanti viaggi. Le pietre si librano nello spazio, si staccano dalla Madre Terra. Si accendono di colori inaspettati rievocando il concetto di libertà. Si muovono con apparente leggerezza mentre una forza invisibile le fa vibrare e le lega in un armonioso girotondo. E’ un movimento traboccante di vita!”
Molto differenti sia nelle forme che nelle gamme coloristiche queste ultime opere da quelle precedenti, tanto da far dire a Carmine Siniscalco: “Non più abbracci sensuali, corpo su corpo, fragore di sentimenti , dietro il biancore delle rocce. Sono la storia di uomini e donne che scivolano e si concretizzano in mille rivoli…frammenti di rocce, spigolose o morbide, ondeggianti o dirette che conquistano nuovi spazi. Le pennellate sono nette, i colori si accendono attraverso possenti cromie, decise e senza sfumature Si muovono con apparente leggerezza mentre una forza invisibile le fa vibrare e le lega in un armonioso girotondo”. Molto differente l’impatto di queste ultime opere dalle precedenti come rileva Paolo Romano:” Sono forme che si snodano con ritmi forti lungo la superficie della tela, rigorosi ricordi che si racchiudono in mondi senza tempo per vagare nell’infinito…ecco che il frenetico movimento di figure…si fa partitura di una sinfonia cinetica. Forme leggere e dinamiche emergono dalle ultime eseguite poco prima della sua morte dallo “scultore delle pietre amanti”, dall’artista che amò grandi volumi e particolari prospettive”. Ed è lui stesso ancora a descriverle: “Le pietre si librano nello spazio, si staccano dalla Madre Terra. Si accendono di colori inaspettati rievocando il concetto di libertà”.
Il ciclo delle opere inedite del 2021 che sono presenti in mostra possono considerarsi “un ritorno consapevole alla pittura come spazio di sintesi: memoria, materia e visione convivono in un tempo sospeso, quasi meditativo, che chiude il cerchio senza chiuderne il senso.”(Carla Gatto) Lì il geometrismo astratto che ha segnato in Italia gli anni trenta su influenza del Bahaus e del razionalismo, prevale sul volume alleggerendo l’intera atmosfera del quadro che riduce anche notevolmente la sua dimensione. La gamma coloristica permane in tutte le sue articolate variazioni.
L’esposizione è corredata da una documentazione visiva non puramente archivistica se si pensa che le immagini ed i video mettono a fuoco la connessione tra forma e contesto, tra opera e attraversamento umano, ed evidenziano la scultura come prolungamento naturale ed estensione fisica di quelle stesse geografie interiori che la pittura aveva già ampiamente messo in luce.
