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Organi invisibili di molly casares

Firenze, Via de' coverelli 4r dal 29/07/2026 fino al 01/08/2026 ( Gratis )

Molly Casares è un'artista britannica che esplora il corpo come luogo di esperienza in continua trasformazione. Il visitatore è invitato a portare con sé una pietra per ripercorrere lo spazio, un gesto che restituisce la consapevolezza del peso del proprio corpo come lei stessa dichiara: “dobbiamo ricordare al corpo la sua gravità”. La pietra inoltre richiama una delle più antiche metafore della vergogna, tema che attraversa tutto il progetto, quel peso invisibile che portiamo con noi e che introduce la domanda centrale: quale forma potrebbe avere la vergogna nel nostro corpo?
Le sue sculture simili al corpo umano sono morbide forme tessili in dialogo con materiali che le appesantiscono, le ancorano o ne perforano la superficie. Questi interventi non sono atti di violenza, ma gesti di consapevolezza che sottolineano la pelle come una frontiera traslucida attraverso cui il mondo entra ed esce continuamente. La permeabilità del corpo diventa così un modo per esplorare la definizione della vergogna, intesa non semplicemente come un'emozione, ma come una condizione incarnata. La vergogna è un'eredità culturale? Un residuo religioso? Oppure qualcosa di inscritto nel sistema nervoso ancora prima del linguaggio? le sue opere cercano di proporre una forma materiale alle molteplici risposte.
Il percorso si conclude con una serie di opere che l'artista chiama “shame organs” (organi della vergogna). Questi organi immaginari cercano di rispondere alla prima domanda, sulla forma e lo spazio che occupa la vergogna se fosse uno dei nostri organi tangibili, attribuendo così volume, peso, consistenza e superficie a una condizione altrimenti invisibile e trasforma la vergogna da stato psicologico astratto in qualcosa che può essere incontrato, osservato, toccato e contemplato. Le sue sculture propongono la forma materiale, appunto il corpo, come un diverso tipo di conoscenza che non parte dall'accuratezza dell'anatomia, piuttosto dall'esperienza vissuta. Tornare al corpo, sentire il suo peso, la sua permeabilità diventa così una possibilità di ripensarsi ogni volta in divenire.
A cura di Sandra Miranda Pattin & Francesca Morozzi



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